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Hong Kou, Hypatia & the movies

10/09/2011

Finito il lungo tour della regione dello Zhejiang tra le città di Hangzhou e Jiaxing, durato oltre due mesi, la mostra Agorà è ritornata laddove era partita ai primi di maggio ovvero a Shanghai, questa volta però nel distretto settentrionale di Hong Kou.

In questo caso i nostri exhibits sui grandi scienziati dell’Antichità sono stati ospitati nel grande centro per la gioventù del distretto e in corrispondenza di un evento chiamato Genius, insieme ad altre mostre sulla Matematica, la Fisica e la storia della Scienza; alcune di queste già le conoscevamo, dato che avevano condiviso con noi gli spazi espositivi a Shanghai Pudong e a Taicang City.

  

Oltre a incontrare altre mostre già conosciute in precedenza, è stato bello ritrovare alcuni amici che ci avevano accompagnato nel primo mese di questa avventura cinese: animatori scientifici, colleghi, operai e anche alcune autorità della SAST (Shanghai Association for Science and Technology) che hanno presenziato con gran simpatia e cordialità alla cerimonia di apertura. Come sempre durante tutto il tour, le autorità locali hanno dimostrato un talento veramente raro nel dimostrarsi ospitali e accoglienti e nel far sentire il nostro lavoro veramente importante e seguito con attenzione.

 

Alla cerimonia di apertura hanno partecipato non solo esponenti di organismi pubblici, televisioni, giornali e visitatori casuali, ma anche gli alunni di alcune classi al primo giorno di scuola, ordinatissimi e in divisa, che però al ‘rompete le righe’ dopo i discorsi di rito e le presentazioni ufficiali si sono lasciati andare come tutti i piccoli visitatori di Agorà in questi mesi, provando, interagendo, sperimentando, giocando.

  

Ancora una volta abbiamo registrato un grande successo di pubblico, forse anche per la brevissima durata dell’esibizione (soltanto una settimana) e, come sempre, un grande livello di interesse nei contenuti della mostra e della storia antica del Mediterraneo, poco conosciuta qui in Cina così come i nomi dei grandi scienziati, autori degli esperimenti e dei teoremi che presentiamo.

    

Ancora una volta gli animatori scientifici si sono rivelati preziosi per rendere gli exhibits chiari e comprensibili a tutti e, dato che li conoscevano già, anche per dare un grosso aiuto al sottoscritto nell’evitare danni o malfunzionamenti: eh sì, perché per quanto educato e rispettoso possa essere il pubblico cinese, i bambini sono sempre bambini in qualunque parte del mondo e il ‘carico di portata’ di migliaia e migliaia di piccole pesti che muovono, toccano, spingono e saltano su oggetti in legno e plastica a lungo andare può portare a danni gravi, anche solo per semplice usura. E dopo vi voglio vedere ad andare in giro per i negozi di Shanghai a dire ‘mi servirebbe dello stagno per saldature’ in mandarino.

 

Ciononostante, abbiamo ormai completato la penultima tappa di questo lungo tour cinese e gli exhibits hanno ‘tenuto botta’ senza grossi danni. Considerate le migliaia e migliaia di persone che li hanno utilizzati questa è una bella soddisfazione.

Tra questi exhibits ce n’è uno che è un po’ a sé stante: è più semplice, non contiene elementi elettronici complessi, meccanismi o ingranaggi di vario genere, ma si tratta di una semplice vasca piena di sabbia con due pali verticali al suo interno, una corda chiusa intorno a loro, e un altro bastone libero, più lungo. Infilando questo bastone dentro la corda e tenendola in tensione è possibile disegnare con precisione un’ellisse sulla sabbia utilizzando il cosiddetto ‘metodo del giardiniere’, conosciuto fin dall’antichità.

Questo exhibit serve come spunto per raccontare le vicende di una grande scienziata e filosofa dell’Antichità, Ipazia. Questa figura storica è, così come l’exhibit che parla di lei, un po’ a sé stante all’interno di Agorà per motivi prettamente storici: mentre tutti gli altri scienziati di cui trattiamo risalgono al II o III Secolo a.C., Ipazia invece visse ad Alessandria d’Egitto a cavallo tra il IV e il V Secolo d.C., quindi in un contesto completamente diverso. A parte il differente periodo storico però la sua figura rientra perfettamente negli argomenti trattati da Agorà, sia per i suoi studi in campo matematico, astronomico e filosofico sia perché visse, così come Archimede, Pitagora e gli altri, lungo le coste del Mediterraneo, culla del pensiero occidentale.

Da molti ritenuta un’eroina della libertà di pensiero, Ipazia visse in un periodo di grandi tumulti: la città di Alessandria d’Egitto era scossa da continui scontri tra Pagani, Ebrei e Cristiani che spesso e volentieri sfociavano in violenza gratuita contro le cose e le persone; i danni furono in certi casi gravissimi e portarono tra l’altro alla distruzione della più grande biblioteca dell’Antichità e all’uccisione della stessa filosofa per mano di un gruppo di fanatici cristiani.

Ipazia fu anche astronoma e il legame con l’exhibit che di lei parla è semplice: al giorno d’oggi sappiamo che i pianeti del sistema solare compiono un’orbita ellittica e non circolare attorno al sole, e che la nostra stella occupa uno dei due fuochi dell’ellisse (che nella vasca di sabbia sono rappresentati dai due paletti); in un film biografico sulla scienziata alessandrina chiamato, guardacaso, Agorà, si vede la protagonista teorizzare questo sistema e per spiegare tale concetto Ipazia utilizza proprio il metodo del giardiniere, disegnando un’ellisse nella sabbia. La realtà storica è probabilmente diversa, dato che non ci sono prove a dimostrare che Ipazia abbia immaginato un sistema eliocentrico prima di Keplero o Galileo, né autonomamente né basandosi su studi simili di altri scienziati dell’Antichità come Aristarco da Samo; in ogni caso questo è un ottimo spunto per narrare alcuni eventi storici degni di nota e per ricordare il pensiero di una grande mente del passato.

A me invece Agorà (il film, non la mostra!) serve come spunto per saltare di palo in frasca e parlare di un argomento completamente diverso come il cinema in Cina, dato che alcuni amici mi hanno chiesto ‘cosa si guarda lì’ o ‘che cosa arriva da quelle parti’, riferendosi ai film occidentali. La risposta è molto semplice: di tutto. Dal drammatico allo storico, dai thriller d’azione ai polpettoni romantici, i grandi generi che anche noi conosciamo ci sono tutti.

E in effetti quel poco di cinema cinese che arriva dalle nostre parti è lì a dimostrarcelo: partendo dai wuxia, quegli action movies spesso storici, pieni di arti marziali più o meno seriose che prima Bruce Lee (peraltro il meno ‘cinese’ del lotto) e poi Jet Li, Ang Lee e Jackie Chan hanno esportato in Occidente, per arrivare ai grandi film storici e drammatici di Zhang Yimou e dello stesso Ang Lee, in mezzo si può trovare veramente qualunque genere e sottogenere immaginabile. A dimostrarlo è lo stesso regista di Lanterne rosse che, dopo aver lanciato sul mercato internazionale il cinema cinese verso i primi anni ’90, insieme ad alcune giovani e bellissime attrici come Gong Li e Zhang Ziyi, si è dedicato a film più commerciali e infarciti di azione, arti marziali e funambolici combattimenti di spada, come Hero o La foresta dei pugnali volanti. Allo stesso modo ha fatto Ang Lee, che si è cimentato nel genere con La tigre e il dragone.

Anche Hollywood si è accorta della Cina, e, dopo la rara eccezione di 55 giorni a Pechino del 1963, con Charlton Heston e David Niven sulla rivolta dei Boxer, a partire dagli anni ’80 i film occidentali ambientati nella Terra di Mezzo sono aumentati in maniera esponenziale: L’Impero del Sole e Indiana Jones e il tempio maledetto, entrambi di Spielberg ed entrambi in parte ambientati a Shanghai, L’ultimo imperatore di Bernardo Bertolucci, Mission:Impossible III che ha una scena girata a Xitang, i film di animazione Kung Fu Panda e il disneyano Mulan sono soltanto alcuni esempi.

Quello che arriva in Cina dall’Occidente è allo stesso modo molto vario: basta guardare i negozi di dvd nei sottopassaggi della metropolitana o tra i banchetti dei venditori ambulanti per vedere migliaia e migliaia di titoli diversi, in cui c’è veramente tutto: da Fellini a Truffault, da Hugh Grant a Bud Spencer, da Stallone a Vin Diesel. Tutto rigorosamente illegale e contraffatto, sebbene vada precisato che il classico luogo comune sui Cinesi che copiano gli originali occidentali sia vero solo in parte: in Cina per moltissimi articoli si può trovare sia l’originale di marca (a prezzi vicini a quelli europei) che il contraffatto, e questo vale per abbigliamento ed elettronica (con l’unica isola felice di Hong Kong, dove l’originale di marca si trova davvero a prezzi più economici), ma non per i film in dvd che, effettivamente, sembrano in apparenza esistere solo in formato contraffatto.

Detto questo,  segnalo anche una passione sfrenata e per me inspiegabile del popolo cinese per i Transformers: molti dei ragazzi che lavorano da animatori ad Agorà me ne hanno parlato in toni entusiastici, e inoltre al quartiere 798 di Pechino, al Loft Design Center di Taicang e davanti a un cinema a Jiaxing ho trovato statue alte anche 5-6 metri dei robottoni cinematografici. Mah…

Prima di salutarvi vi segnalo un articolo tratto dal blog Photobuster dell’amico Paolo Bertotti, fototecnico e ufologo (di quelli seri che analizzano a fondo immagini e filmati e non parlano di omini verdi) con cui ho collaborato per la mostra alieNazioni che abbiamo presentato l’anno scorso al Festival della Scienza. Paolo parla dei bellissimi aquiloni decorati con luci a led nati qualche anno fa in Cina e utilizza alcune foto che ho scattato nel quartiere di Pudong a Shanghai e che ho provveduto ad inviargli qualche giorno fa. Prendete nota perchè tra qualche mese questi oggetti arriveranno dalle nostre parti e illumineranno anche i cieli italiani. Occhio quindi a non parlare di astronavi aliene prima di averli visti!

Zaijian,

fonso

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2 commenti leave one →
  1. 11/09/2011 00:44

    Ora pretendiamo sapere come si dica: ‘mi servirebbe dello stagno per saldature’ in Mandarino.

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