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Green China

01/06/2011

Già prima di venire qui avevo molti dubbi e interrogativi su qual’è la visione dell’ambiente da parte dei Cinesi, e se hanno fatto loro i concetti di ‘conservazione della natura’ e di ‘sviluppo sostenibile’. Alla luce dei due science centers finora visitati (Hangzhou e Shanghai), di un acquario e di un centro di divulgazione scientifica vicinissimo alla nostra sede di Jing’ An dove viene spiegato ai visitatori cosa è possibile fare nella vita di tutti i giorni per ridurre la propria impronta ecologica, ho cominciato a capire molte cose, ma mi mancava ancora una tappa fondamentale da visitare per avere delle certezze: il padiglione cinese dell’Expò di Shanghai.

Dedicato interamente all’urbanistica e allo sviluppo sostenibile, il padiglione basa il suo percorso sulla saggezza cinese (classical wisdom) nella progettazione e nello sviluppo di città in armonia con la natura.

Per una nazione che nei millenni ha dovuto affrontare carestie, guerre e ogni tipo di privazione possibile, e nell’ottica di un futuro con sempre più abitanti e sempre meno risorse disponibili per tutti, tale visione non solo è importante ma deve essere inevitabile in ogni progetto di sviluppo urbanistico. Ecco che allora il percorso del padiglione si suddivide in tre passaggi fondamentali, ovvero la visione (the Vision) di un mondo futuro sempre più impoverito, fragile e a rischio, in cui il riscaldamento globale e uno stile di vita sempre più a ‘emissioni zero’ deve essere messo in conto da tutti, il dialogo (the Dialogue) tra un passato glorioso fatto di tradizioni e riti millenari con un presente in cui una crescita economica unica al mondo negli ultimi tre decenni deve portare ad un equilibrio di fondo nell’utilizzo delle risorse, e infine le impronte (the Footprints) che le città del presente e del futuro lasceranno sul pianeta.

I percorsi si dipanano quindi tra miriadi di colori, ricostruzioni delle antiche città cinesi, fiumi virtuali, foreste con alberi di plastica e luci, immagini del presente e del futuro dell’Impero Celeste che però hanno un messaggio ben chiaro: dobbiamo pianificare il nostro futuro con maturità e rispetto per la natura, senza sfruttarla ma facendone parte.

Tra gli aspetti che mi hanno colpito di più c’è sicuramente una galleria composta da 98 disegni di bambini delle scuole cinesi, selezionati tra oltre 5000 partecipanti, sulla loro visione di città del futuro: armonica, pulita, vivibile, verde.

Tra questi fa veramente impressione notare la maturità nella tecnica grafica e ancora di più nella visione immaginifica, soprattutto in proporzione all’età dei piccoli autori.

    

L’ultimo piano del padiglione (the Footprints) è sicuramente il più significativo a livello di contenuti.

Pochi concetti semplici, crudi, reali. Il riscaldamento globale è una realtà non più dubitabile, ed è in buona parte causato dall’uomo. La prima causa sono i gas serra, e un soffitto interamente ricoperto di bolle con su scritto ‘CO2’ è lì a ricordarcelo. Bisogna arrestare il processo, e il primo passo è l’utilizzo di energie sostenibili e rinnovabili: solare, eolico, biodiesel.

      

Il secondo passo però dipende da ciascuno di noi: per fare questo occorre uno stile di vita a emissioni zero, o almeno a emissioni ridotte. Come fare?

Un esempio ci viene fornito da un piccolissimo science center a pochi passi dall’800 Show, padiglione dove viene presentata in questi giorni la nostra mostra Agorà al Jing’ An District. Il suo nome è The Low Carbon Life Experience: un nome, un programma.

Nello spazio vengono presentate nuove tecnologie in grado di abbattere consumi energetici e sprechi nelle case: muri e finestre isolanti che non disperdono il calore (o il fresco d’estate), elettrodomestici a risparmio energetico, domotica sempre meno esasperata e sempre più sostenibile, e via discorrendo.

  

L’esempio che però mi ha lasciato più a bocca aperta si trova sul pianerottolo d’ingresso del centro: tutta la parete è ricoperta da piccoli sacchetti di terra contenenti pianticelle grasse, in grado di assorbire il calore dalle pareti, abbassare la temperatura interna di 2-3° e far risparmiare, durante tutto l’anno, svariate migliaia di Yuan di energia elettrica destinata ai condizionatori!

 

Sbalordito da una sensibilità così sviluppata su queste tematiche, mi sento fortemente rinfrancato. In aggiunta a quanto visto nei centri, alcuni discorsi con i ragazzi che lavorano alla mostra mi hanno chiarito ulteriori aspetti sulla nuova coscienza ecologica cinese: ad esempio la presenza di un gran numero di macchine ibride, ma soprattutto un numero incredibile di motorini elettrici, la stragrande maggioranza di quelli che scorrazzano nelle città cinesi. Si va da microscopici monopattini elettrici,

per arrivare a motorini e moto veri e propri, con consumi ridottissimi e un impatto sull’inquinamento dell’aria cittadina assolutamente nullo.

Ho chiesto a un ragazzo la motivazione di questa scelta da parte di buona parte degli abitanti delle grandi città, e con somma sorpresa questa non è stata ‘costano di meno’ o ‘sono comodi’, ma ‘they are environmentally friendly, no?‘ Come se fosse la cosa più  naturale del mondo.

In effetti lo sarebbe, ma essendo abituati a essere guardati con occhi sgranati quando nel proprio paese si parla di car pooling, car sharing o anche solo di limitare l’utilizzo dei mezzi a benzina, la sorpresa è d’obbligo.

Ovviamente il naturalista ch’entro mi rugge non era ancora soddisfatto e non poteva far altro che spingermi a visitare l’acquario di Shanghai, dove ho avuto altre piacevoli sorprese:

    

non ho trovato infatti vasche giganti con delfini o foche ‘perché piacciono ai bambini’, ma meduse, razze, pesci e tartarughe locali, talvolta protette e/o in via di estinzione.  Il tutto inserito in un contesto visivamente molto bello e curato e arricchito da alcuni percorsi finali in cui, seguendo una moda nata da una decina di anni in Australia, i visitatori possono muoversi in ampi tunnel al di sotto delle vasche in cui vedere cernie, squali e altre meraviglie degli oceani nuotare sopra le proprie teste. Anche da questi dettagli si capisce l’interesse nel voler sensibilizzare il pubblico alle tematiche ambientali, e non semplicemente ad ottenere il massimo numero di visitatori possibile.

Ma torniamo a noi: come accennavo prima, Agorà ha fatto il suo debutto nel Jing’ An district di Shanghai e alla cerimonia di apertura del 27 maggio, dove su palco con sfondo scorrevole, macchina del fumo e con traduttrice al seguito ho dovuto rispolverare il mio vestito delle occasioni che contano,

 

è seguito nel weekend un grande successo di pubblico ma nulla di paragonabile a quanto è accaduto oggi: il primo giugno difatti è il Children’s day in Cina, e al pomeriggio le scuole fanno festa. Ed ecco che così la nostra mostra è stata presa d’assalto in sole due ore da alcune centinaia di piccole pesti in libera uscita, vogliose di giocare ed esplorare.

 

Lo spirito è quello giusto: se la sensibilità e l’intelligenza con cui vedono il mondo che erediteranno è la stessa che ho potuto toccare con mano in questi giorni allora possiamo dormire sonni tranquilli, certi di un futuro migliore, sostenibile e in armonia con il nostro pianeta.

Zaijian,

fonso

4 commenti leave one →
  1. 01/06/2011 11:43

    Quanto sono furbi ‘sti cinesi….bravo Fonso!!!
    P.S. si ha un’idea del numero di visitatori passati a Jing’ An??

  2. Cecilia permalink
    02/06/2011 21:31

    Ma che bello Fonso! Quante cose interessanti e quante sorprese!
    Grazie dei tuoi racconti!

  3. 20/06/2011 22:00

    La risposta del ragazzo del motorino lascia senza parole. Meno male che il mondo passerà in mani migliori…

    Pino (comunque depresso)

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