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Tel chi el Monsùn

07/06/2011

  

In effetti mi avevano avvisato: a Shanghai a giugno piove. E vabbé mi son detto, mi porterò dietro la kway ogni volta che esco. Avevo sottovalutato la cosa, dato che non è che piove ogni tanto, a giugno piove praticamente sempre, e quando non piove potrebbe farlo in ogni istante dato che la città è perennemente coperta da un denso strato di nubi umide e talmente basse da far spesso scomparire le cime dei grattacieli più alti. In effetti in questa prima settimana di giugno mi ricordo di aver visto il sole complessivamente per un’ora, in mezzo a uno squarcio temporaneo tra le nubi perenni che sembrano essersi impossessate della  città. I shanghainesi però sembrano non curarsi del problema, dato che motorini, risciò e biciclette continuano a circolare in grandi numeri e sempre a grandi velocità, con in più la variopinta copertura di mantelline, teli impermeabili e pure qualche ombrello. Per i pedoni come me il tutto si risolve proprio con l’acquisto di un buon vecchio ombrello, dato che la semplice kway non basta: la pioggerellina sottile e costante (tipo Londra per intenderci), che di solito è la norma, talvolta lascia il posto a degli acquazzoni veri e propri.

Tutto questo però ha un grande lato positivo: la luce del sole non più diretta e accecante ma diffusa attraverso le nubi rende la città più vivibile, meno afosa e più adatta a lunghe passeggiate a piedi. Inoltre è la gioia dei fotografi, dato che le luci soffuse rimangono anche dopo il tramonto, grazie all’illuminazione artificiale di palazzi e grattacieli che si riflette contro la densa foschia, creando paesaggi notturni assolutamente spettacolari in cui spesso il cielo notturno è luminosissimo, quasi bianco.

  

Anche l’aria è più respirabile e tutta la città ne guadagna in termini di fascino e forse anche di vivibilità.

Intanto in questi giorni ho potuto assistere a due eventi che hanno portato grandi motivi di festeggiamento alla Cina: il primo è il tradizionale Dragon Boat Festival , che ha data variabile basandosi sul calendario lunare e che quest’anno ha avuto luogo il 6 giugno, in cui si tengono gare di canottaggio su barche tradizionali spinte in genere da 20 vogatori e un percussionista che dà il ritmo, e in cui le famiglie mangiano dei tradizionalissimi  ravioli di riso chiamati zongzi, richiusi tra grandi foglie di bambù e cotti al vapore, tra l’altro molto saporiti.

L’altro grande evento di questi giorni è stata la sorprendente vittoria al Roland Garros della simpatica Na Li, prima tennista non solo cinese, ma addirittura asiatica a portare a casa un titolo del Grande Slam, peraltro a discapito proprio della nostra Francesca Schiavone, campionessa uscente.

Da vero appassionato di tennis e quindi non spinto da particolari campanilismi ho seguito la finale con una certa imparzialità. Quello che mi ha stupito maggiormente è stata la copertura mediatica dell’evento: tre televisioni nazionali hanno trasmesso in diretta  la finale, e dopo la vittoria tutte le prime pagine dei giornali e i servizi di apertura dei telegiornali celebravano l’impresa, parlando di autentico evento storico oltre che sportivo. Si dice addirittura che potrebbe diventare il personaggio sportivo più famoso di tutta la Cina, superando persino l’ostacolista Liu Xiang e il cestista NBA Yao Ming, ai quali sono dedicati quadri e sculture all’Art Museum di Shanghai, giusto per far capire il loro livello di notorietà.

 

Ho notato che in Cina in pochi fanno sport regolarmente, ma sono molto appassionati e seguono con attenzione gli eventi internazionali. In assoluto la disciplina di maggiore interesse è il basket, in particolare quello NBA: se volete trovare argomenti di discussione con i ragazzi più giovani potete parlare di LeBron James, Kobe Bryant e compagnia varia e sicuramente avrete pane per i vostri denti. Sennò ci sono sempre gli immancabili ping pong  e badminton in cui i Cinesi sono maestri, entrambi trasmessi regolarmente in televisione, ma di cui loro sono appassionati, voi no!

Ieri invece abbiamo smantellato per la seconda volta la mostra, che è ora partita alla volta di Tai Cang, città della regione dello Jiangsu, ben più piccola e tradizionale rispetto a Shanghai e Hangzhou, in cui Agorà debutterà il 10 giugno e dove resterà per circa due settimane. Di questa nuova tappa del viaggio parlerò diffusamente nei prossimi giorni, nel frattempo approfitto di queste ultime ore a Shanghai per salutare la città, vedere quel che è rimasto nella lista dei luoghi imperdibili e tracciare un primo bilancio, che è estremamente positivo: migliaia di visitatori e grande livello di gradimento del pubblico, in particolare dei bambini, curiosità e reattività che si esprime in domande su Archimede, sulla storia occidentale, sulla matematica, sui giochi, su tutto.

   

Arrivederci, città sul mare, e grazie di tutto. Ci rivedremo a settembre.

       

Zaijian,

fonso

2 commenti leave one →
  1. davide permalink
    09/06/2011 09:44

    Ciao Fonso, complimenti per il blog! Molto ben curato e interessantissimo.
    Come procede la preparazione per la nuova inaugurazione?
    qua tutti fremiamo in attesa dei tuoi nuovi post!
    Ciao
    Davide

    P.S: ti saluta anche la tua vicina😉

    • 09/06/2011 12:27

      grazie caro!🙂 si inaugura domani, spero in una cosa soft visto che qui fa un caldo insensato!!
      ci sentiamo, ciao ciao (a tutti e -quasi- tre!!)

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