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Taicang: il granaio della Cina

14/06/2011

La mostra Agorà continua il suo lungo tour cinese e in questi giorni fa tappa a Taicang, città costiera nella regione dello Jiangsu.

Nonostante una popolazione di ‘solo’ mezzo milione di abitanti, Taicang può vantare un’economia in forte espansione che le ha portato negli ultimi anni grattacieli, centri commerciali e superstrade a sei corsie. Si tratta di una città industriale con pochi richiami turistici, eccezion fatta per alcuni ponti di oltre quattro secoli fa (la città è attraversata da numerosi canali) e alcuni scorci caratteristici nelle numerose aree verdi che si possono trovare al suo interno.

 

La città ha comunque molti aspetti interessanti legati alla sua storia millenaria: durante il periodo dei Tre Regni (220-280 d.C.) il Regno di Wu iniziò ad edificare nell’area imponenti granai per il riso e il frumento raccolto nelle zone limitrofe. Queste costruzioni diedero il nome alla città: Taicang difatti significa ‘grande granaio’.

Da qui in poi la città ebbe un’importanza strategica sempre maggiore anche per motivi geografici: è difatti situata all’interno dell’estuario dello Yangtze, ed è quindi un porto naturale, protetto dalle mareggiate peggiori e sufficientemente al riparo dalle piene del fiume. Nel corso dei secoli Taicang divenne uno snodo fondamentale per le principali tratte commerciali via mare della Cina, al punto da essere definita nel corso della dinastia Yuan (1271 – 1368 d.C.) come ‘il porto più importante del mondo’, o anche come ‘La città d’oro’.

 

Centinaia di navi da carico (in particolare le caratteristiche giunche) potevano risalire il corso dello Yangze fin dove era navigabile, anche per chilometri nell’entroterra trasportando merci provenienti da nazioni talvolta molto lontane: i contatti con l’Occidente erano sporadici e molto difficoltosi via terra (la Via della Seta e i pochi percorsi alternativi erano lunghi e pieni di pericoli) e i commerci via mare assumevano un peso sempre maggiore nell’economia dell’Impero Celeste.

Taicang fu anche il porto da cui partirono le spedizioni di Zheng He, nome che forse a noi non dirà nulla, ma che è l’equivalente cinese dei grandi esploratori occidentali come Colombo, Magellano o Cook. Questo navigatore, famosissimo in patria, raggiunse le coste di Indonesia, India, Arabia Saudita e Africa guidando centinaia di imbarcazioni e migliaia di uomini in diverse spedizioni. Secondo alcuni storici non è da escludere che durante il sesto dei suoi sette grandi viaggi Zheng He abbia scoperto e visitato l’Australia, la Nuova Zelanda, l’America (circa 70 anni prima di Colombo, tra il 1421 e il 1423), la Groenlandia e il passaggio a Nord-Est. Il timore da parte dei Mandarini di dover affrontare enormi spese per finanziare viaggi sempre più lunghi avrebbe fatto censurare buona parte dei risultati raggiunti dall’esploratore, facendo tenere nascoste queste clamorose scoperte. Teorie scarsamente documentate ma che assumono comunque un grande fascino soprattutto per noi occidentali, data la nostra scarsa conoscenza della storia cinese e dei viaggi di questo esploratore.

A raccontare la grande storia di questa città c’è un museo di dimensioni imponenti

in cui si celebrano le gesta dei grandi personaggi provenienti dalla ‘città granaio’, ma anche e soprattutto le arti e i mestieri come l’agricoltura o la creazione di manufatti in terracotta, ceramica e porcellana, oltre ovviamente alla navigazione.

  

In una città dalla storia così ricca e così strettamente legata ai viaggi e agli interscambi commerciali e culturali col ‘mondo esterno’ Agorà capita veramente a fagiolo. Eccoci allora approdati col nostro bastimento carico di giochi matematici e scientifici, di esperimenti e di exhibit old style.

La location in cui la città  di Taicang ci offre ospitalità è il moderno centro culturale ‘Loft’, dove design, arte e scienza si presentano al pubblico mischiandosi in forme imprevedibili, a partire dalle particolari statue ‘meccaniche’ che accolgono i visitatori,

  

o da un bar ricavato all’interno di un vecchio autobus, tutto circondato da targhe americaneggianti, talvolta condite da un inglese improbabile.

 

Anche in questo caso assisto ad un’inaugurazione in pompa magna, con palco gigante, musiche epiche e autorità a dare il benvenuto agli espositori, il tutto anticipato da uno spettacolo di bambini in costume che rallegrano l’atmosfera (che comunque non è poi così formale, anzi).

 

Dalle nostre parti non siamo abituati a questo tipo di aperture a meno che non si tratti di eventi di grande portata. Ciononostante non solo mi ci sto abituando, ma le sto apprezzando sempre di più, e non solo per musiche e colori: a ogni inaugurazione corrisponde un evento di premiazione in cui giovani scienziati, ricercatori, divulgatori e artisti ricevono premi per le loro opere.

Anche questo è un modo molto più che valido per stimolare e motivare la crescita scientifica, in un ambiente accogliente, allegro e vivace. Un’altra, ennesima lezione che faremmo bene ad imparare della Terra di Mezzo.

Zaijian,

fonso

2 commenti leave one →
  1. 20/06/2011 21:39

    I fatti su Zheng-He sono molto interessanti anche se il link che fornisci è molto più deciso nel negare la possibilità che abbia navigato così lontano.

    Non vedo l’ora di leggere il prossimo post!

    Pino

    • 22/06/2011 04:11

      sì sì, beh in realtà si tratta di un’ipotesi molto fantasiosa ma anche affascinante quindi i giudizi storici li lascio agli storici, io semplicemente la racconto così com’è!

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