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Un pochino di Pechino – prima parte

26/08/2011

In soli quattro giorni non si può certo pretendere di vedere tutto quello che è degno di essere ammirato in una città maestosa ed immensa come Pechino, la capitale dell’Impero Celeste. Tanto più se due di questi giorni sono in buona parte dedicati ai viaggi di trasferimento: in corriera da Jiaxing a Shanghai e in aereo (poco più di mille km) da Shanghai e Pechino, l’inverso al ritorno. Non è di aiuto neanche il fatto che Pechino sia una delle città più grandi della Cina, con i suoi 16 milioni di abitanti stimati, tra residenti, pendolari, immigranti non registrati e tanti, tantissimi stranieri presenti per lavoro o turismo. In ogni caso ho sfruttato al massimo le mie doti di turista ossessivo-complusivo per vedere il maggior numero di tappe possibili, e tutto sommato sono riuscito a lasciare la Capitale del nord senza rimpianti. Cercherò di farvi un bignami di questa visita, diviso comunque in due parti, per rendervi partecipi della meraviglia che è questa città.

L’arrivo nella tarda serata di lunedì non mi ha impedito di fare una breve uscita di ricognizione, durante la quale ho assistito ad una delle scene più belle viste da quando sono in Cina: i balli di gruppo di fronte alla cattedrale di San Giuseppe, la principale chiesa cattolica della capitale. È normale vedere gruppi di persone -soprattutto anziane- ballare nelle piazze alla sera al suono degli amplificatori portatili che diffondono musiche “da balera” cinesi, ma con l’inedita variante della chiesa sullo sfondo beh, questo in effetti mi mancava! Dopo questo simpatico siparietto e una visita rapida ad alcuni Hutong (vicoli) vicino all’albergo, ho pianificato con cura le tappe dei giorni successivi.

 

La prima visita obbligatoria da fare a Pechino è la Città Proibita, la residenza degli imperatori della Cina per circa cinque secoli, oltre che il punto centrale del reticolato perfettamente ortogonale delle strade che disegnano la mappa della capitale. Si tratta, come dice anche il nome, di una città dentro alla città, con dimensioni imponenti (720.000 metri quadrati di superficie complessiva, quasi mille edifici con oltre 8700 stanze al loro interno), mura di protezione che la cingono sui quattro lati, e amplissime aree destinate ai più svariati utilizzi.

  

La Città Proibita venne edificata durante la dinastia Ming, dal 1406 al 1420 d.C. e da allora ospitò tutti i sovrani cinesi, sia Ming che della successiva dinastia Qing, fino alla deposizione dell’ultimo imperatore Aisin Gioro Pu Yi nei primi anni del XX secolo. Dal 1925 è un museo, visitato ogni anno da migliaia di turisti provenienti dalla Cina e da tutto il mondo, ed è stato nominato Patrimonio dell’Umanità dall’UNESCO.

Cercando di evitare la ressa mi sono recato dagli ingressi della Città Proibita già armato di biglietto prima della sua apertura alle 9 del mattino. Un grande cortile fa da anticamera alla città imperiale vera e propria e in quest’area abbondano negozi di souvenir e venditori ambulanti, ma è anche possibile vedere alcune esercitazioni militari di una caserma presente all’interno dell’area.

 

Lo sforzo di arrivare all’ingresso il prima possibile si è rivelato tutto sommato inutile, dato che moltissimi altri visitatori erano già in attesa e si sono riversati dentro la residenza imperiale a migliaia all’apertura dei cancelli, formando un fiume di gente proporzionale alle maestose dimensioni del luogo.

 

Il motivo di questa fretta è facilmente comprensibile: la Città Proibita richiede svariate ore per essere vista nella sua interezza: sembra non finire mai con tutti i padiglioni centrali che si susseguono, larghi decine e decine di metri e tutti dotati di una sala del trono centrale, che non lasciano intuire se la Città finisca lì o continui alle loro spalle. Inoltre, soprattutto verso la fine, le aree laterali con cortili e spazi dedicati a varie attività si rivelano la vera chicca della visita: dalle stanze in cui abitavano gli eunuchi che facevano da scorta all’Imperatore, ai centralini telefonici d’epoca, per finire in una serie di giardini curati con una perizia quasi maniacale e adornati da specie vegetali ricercate e di rara bellezza.

   

L’ingresso della Città Proibita è a sud e si affaccia su Tien’anmen, la più grande piazza del mondo, anch’essa risalente all’inizio del XV secolo e ristrutturata più volte nel corso dei secoli. Sulle mura esterne della residenza imperiale campeggia il celebre ritratto di Mao Zedong, mentre, dal lato opposto della piazza e a quasi un chilometro di distanza, si trova il mausoleo/memoriale dello stesso chairman, visitato ogni giorno da migliaia e migliaia di persone che con assoluta devozione aspettano per ore in coda per poter vedere la mummia dell’artefice della Repubblica Popolare Cinese, esposta al suo interno.

  

Proseguendo ancora più a sud si ritorna al passato: l’altra visita obbligatoria per i visitatori della capitale è infatti il Tiantan o Tempio del Cielo, anch’esso edificato dai Ming ed uno dei più importanti luoghi di culto taoisti al mondo. Circondato da un grande parco e da vari padiglioni disposti al suo interno, il tempio ha nella sua zona più alta la Sala della Preghiera per un buon raccolto, un padiglione realizzato in legno decorato che è uno dei simboli di Pechino e della Cina, nonché uno dei monumenti meglio conservati dell’epoca Ming.

 

Due volte all’anno, per pregare per un buon raccolto, l’imperatore si recava in processione dalla Città Proibita al Tempio del Cielo indossando particolari paramenti. I comuni mortali non erano autorizzati ad assistere a questa cerimonia e lo stesso sovrano per circa tre settimane doveva dedicarsi interamente alla preghiera e all’ascetismo, conducendo vita di isolamento totale dentro ad un apposito padiglione del Tempio.

 

Nel grande parco all’interno del tempio è possibile vedere, in mezzo alle solite bancarelle e ai venditori ambulanti, anche qualche giocoliere maestro nell’utilizzo del nastro tradizionale, simile a quello della moderna ginnastica ritmica.

Dopo una breve tappa (per me obbligatoria) al dimenticabilissimo museo di Storia Naturale che si trova  a breve distanza dal tempio, mi sono recato a nord-ovest per vedere la residenza estiva degli imperatori, lo Yiheyuan, fatto costruire a metà del XVIII secolo dall’imperatore Qianlong della dinastia Qing.

Per raggiungerlo bisogna attraversare un lungo corridoio coperto, interamente realizzato in legno decorato a mano, che fa da giusta premessa a quanto si va a visitare.

Il palazzo, manco a dirlo, è imponente, arroccato com’è su una collina da cui si domina una vallata su cui è stato creato appositamente uno specchio d’acqua, il lago Kunming, solcato attualmente da decine di imbarcazioni affittate dai turisti. La visione per me è familiare, e non a caso: il lago venne creato per emulare lo Xi Hu di Hangzhou e la sua meravigliosa atmosfera che, evidentemente, era un po’ invidiata dagli imperatori pechinesi. Il palazzo era inoltre particolarmente amato dall’imperatrice vedova Cixi, che lo fece ristrutturare ed ampliare negli ultimi anni dell’impero.

L’ultima visita della giornata è stata dedicata al parco Jingshan, che confina a nord con la Città Proibita ed ha al suo interno una collina alta una cinquantina di metri su cui sono costruite alcune piccole pagode laterali attorno ad un padiglione centrale, tutto secondo l’architettura tradizionale. Al calar del sole da qui è possibile ammirare la Città Proibita dall’alto, illuminata dalle soffuse luci notturne e ancora più affascinante che durante il giorno, per rendersi conto della sua incredibile estensione: tutto questo era creato per la soddisfazione di un uomo solo, l’imperatore, considerato dal popolo cinese un dio in terra, al punto che anche la capitale dell’impero era stata pianificata e costruita intorno alla sua residenza.

La struttura degli Hutong, infatti, oltre alle classiche regole del Fengshui che imponevano un orientamento Nord-Sud delle case e conseguentemente Est-Ovest delle strade su cui si affacciavano, prevedeva una struttura concentrica delle vie attorno alla Città Proibita, fino ad arrivare alla periferia della città di Pechino. I nobili ed i dignitari di maggior importanza potevano abitare nelle vie più vicine alla residenza imperiale, i borghesi e le classi medie nei cerchi immediatamente al loro esterno, mentre le case dei poveri si trovavano nelle periferie ai quattro lati della città. Nel corso dei secoli varie modifiche sono state apportate a questo sistema di urbanizzazione, ma la struttura concentrica della città è rimasta.

Quello che è scomparso sono le costruzioni tradizionali degli Hutong, progressivamente demolite per fare spazio a strade sempre più ampie e a moderni alberghi e uffici. Non ne rimangono molti, e, pur trovandomi in pieno centro, sono riuscito a vederne e fotografarne ben pochi. A tal proposito vi segnalo la mostra di Andrea Sessarego, vecchia conoscenza di chiunque abbia mai avuto a che fare col Festival della Scienza, dedicata proprio agli Hutong, contenente immagini di tre anni fa, ovvero poco prima delle Olimpiadi e della cancellazione di tanti altri vicoli storici della Pechino vecchia.

Tutto questo, credeteci o no, l’ho visto durante il mio primo giorno di visita della capitale. Nella prossima puntata (che bello dire così, mi sento un po’ Piero Angela!) parlerò delle altre tappe viste nella seconda e ultima giornata della  mia mini-trasferta, ovvero la Grande Muraglia, l’area olimpica e la nuova Pechino, quella che vive e progetta il futuro della Cina e del mondo intero con un ruolo di assoluta protagonista.

Zaijian,

fonso

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