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Note suonate, note scritte, note sparse.

20/09/2011

Da qualche mese a questa parte un magico mondo di suoni, note e armonia mi circonda: la musica cinese tradizionale ha in sé una magia e una bellezza ineguagliate e ineguagliabili. Le particolarità dei suoni e dei timbri degli strumenti, la costruzione di scale e accordi, le atmosfere magiche e sognanti rendono le armonie della Terra di Mezzo riconoscibili tra mille altre.

Anche Agorà, nel parlare delle conoscenze e della cultura del mondo antico, non poteva certo escludere una dottrina fondamentale come la Musica ed ecco che, in mezzo ad exhibits che parlano di Matematica, Fisica e Ingegneria antica, spunta all’improvviso una chitarra molto particolare.

Creato da Pitagora e conosciuto col nome di monocordo, questo strumento particolare mette in relazione la tonalità delle note suonate con la lunghezza della corda che le emette. In realtà nonostante il nome la ‘chitarrina pitagorica’, come viene spesso chiamata, non ha una ma due corde accordate alla stessa tonalità.  Un paio di indicatori segnalano l’esatta metà e i due terzi della lunghezza della corda, corrispondenti all’ottava  e alla quinta giusta: nel primo caso, se la corda a vuoto è un DO, bloccandola a metà si ottiene un DO più alto dell’ottava successiva, mentre nel secondo si ottiene un SOL. Per verificare ciò  si possono suonare in contemporanea la corda a vuoto insieme all’altra, bloccata però ad una lunghezza predefinita, ottenendo dei mini-accordi che suonano armoniosamente solo quando la lunghezza della parte bloccata è corretta.

Questo strumento ha fatto la sua prima comparsa al Festival della Scienza alcuni anni orsono nel corso della mia mostra ‘Physix’n’roll’, nella versione ‘festival in Liguria’ a Sanremo: oh, sì, ho fatto proprio il Festival – della Scienza però – a Sanremo! Durante la mostra veniva spiegato proprio come dagli strumenti a corda (monocordo in primis, ma in seguito tutte le sue evoluzioni) si suppone sia nata la definizione esatta delle note musicali, e, molto più in seguito, un sistema di notazione fisso e universale. Un approfondimento su questi argomenti si può trovare nel ‘manuale’ che ho scritto per Physix’n’roll, scaricabile da questo indirizzo.

 

Il motivo per cui la musica cinese appare così affascinante alle orecchie degli ascoltatori occidentali è facilmente identificabile: gli strumenti musicali della tradizione cinese hanno suoni leggermente diversi rispetto a quelli occidentali, pur essendo riconducibili alle stesse ‘famiglie’: chitarre e chitarrine, violini e viole, arpe, percussioni, flauti dritti e traversi. Il suono e le scale che di solito vengono utilizzate nelle frasi armoniche sono però leggermente diversi ed è questo che rende le loro melodie così affascinanti. Essendo anch’io musicista sto cercando di ascoltare ed assorbire quanta più musica cinese sia possibile, nella speranza di metabolizzarla e poterla poi riutilizzare nelle mie creazioni. In tal senso sto progettando l’acquisto di un Jinghu, un piccolo violino a due corde con una piccola cassa di risonanza cilindrica ricoperta da una membrana di pelle di serpente. Le frasi soliste della musica tradizionale spesso vengono dal suono squillante di questo strumento, che è tanto piccolo di dimensioni quanto potente nel volume.

   

Nella tradizione dei musicisti ambulanti poi questo strumento è diffusissimo, anche se non è l’unico: spesso si trovano cantanti che si esibiscono direttamente su basi preregistrate, ma anche bande musicali al gran completo e ogni tanto qualche coro improvvisato in mezzo alla strada da presunti ‘direttori’ dotati di fisarmonica per suonare la base oltre a testi e spartiti da leggere, per tutti i passanti che si vogliano unire ai canti.

   

Oltre alla tradizione c’è anche la modernità: la mia amica Adriana, poco prima di partire per l’Italia (eh già, cinesi che vanno in Italia, italiani che lavorano  in Cina… che mondo rovesciato!), mi ha regalato un paio di cd della 12 Girls Band, un gruppo di ragazze provenienti dai conservatori di tutto il paese, selezionate alcuni anni fa in un concorso in mezzo a migliaia di candidate e tutte virtuose degli strumenti tradizionali, che portano in giro per il mondo brani cinesi ma talvolta anche occidentali, riarrangiati però in uno stile maggiormente moderno e pop rispetto alla tradizione più pura.

Gran parte dei generi occidentali sono arrivati fin qui e sono stati assimilati dai musicisti cinesi: esistono un gran numero di gruppi rock e pop, ci sono i talent shows in tv e i B-boys in giro per strada, esistono l’heavy metal, il punk e persino la musica rap che, per quanto strano possa sembrare, si fonde alla perfezione con i suoni del mandarino. Tanta musica occidentale è arrivata fin qui, anche se principalmente si tratta di artisti mainstream e dell’ultima o penultima generazione: da Lady Gaga ad Avril Lavigne, da Madonna a Michael Jackson. Sulla  roba un po’ più datata le conoscenze sono più limitate, anche se i Beatles, come ovunque al mondo, anche qui li conoscono tutti.

Non esiste però solo l’arte della Musica: alcuni giorni fa sono stato invitato dal nostro amico, il Prof. Sabbatini dell’Istituto Italiano di Cultura a Shanghai, per un incontro di conoscenza e scambio tra Italia e Cina sull’antica arte della Calligrafia a cui hanno partecipato svariati artisti, tra cui alcuni monaci buddhisti che, armati di inchiostro e pennello tradizionale, hanno mostrato in tempo reale ai presenti come nasce un’opera di arte calligrafica cinese. Dal canto nostro, anche per la tradizione europea la bella scrittura era un’arte da coltivare e tramandare, e in rappresentanza dell’Italia erano presenti alcuni splendidi pannelli, creati dallo stesso Sabbatini, con citazioni del missionario Matteo Ricci, un’altra figura fondamentale nella storia degli scambi culturali tra Italia e Cina.

 

 

La Cina ha una tradizione artistica così ricca e varia che non basterebbe una vita intera per riuscire ad averne una visione completa. L’unica cosa che si può fare è essere aperti, ascoltare, leggere, capire e sfruttare nel modo migliore questi ultimi giorni in terra d’Oriente, cercando di assorbire come delle spugne la cultura che ci circonda, per avere un bagaglio di conoscenze arricchito al massimo prima del ritorno a casa, che purtroppo si avvicina sempre di più: siamo ormai all’ultima tappa di Agorà e il rush finale è già cominciato…

Zaijian,

fonso

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